La parola equanimità deriva dal latino aequus e animus. La prima parola significa pari e la seconda significa anima o essere. Quindi il significato può essere inteso come “anima pari” o “essere pari”.
Di conseguenza, implica sia la capacità di mantenere una certa imparzialità e neutralità di fronte agli eventi che una costanza mentale.
L’equanimità è uno spazioso silenzio della mente, una calma splendente che ci permette di essere pienamente presenti, con tutte le mutevoli esperienze che formano il nostro mondo e le nostre vite.
Sharon Salzberg
Quando sei in una condizione di equanimità la tua mente è in silenzio, e c’è spazio per tutto quello che viene fuori; niente è rifiutato.
L’equanimità nel buddismo
L’equanimità occupa un posto importante nella filosofia buddista e si trova come:
- Il quarto dei brahma-vihara
- La caratteristica del quarto dnyana
- Il settimo dei fattori di illuminazione
- Il decimo dei paramita
Nella lingua del Buddha, il Pali, ci sono due parole che si traducono come questo termine.
La prima è upekkha. Upekkha significa guardare come uno spettatore. Questo dà il senso dell’equanimità come qualità di osservazione senza essere troppo coinvolti.
L’altra parola è tatramajjhattata, che significa stare nel mezzo. Questa parola dà il senso che l’equanimità non è necessariamente rimossa, come può far pensare la parola upekkha.
Piuttosto, questa qualità richiede di essere vicini all’esperienza, stando completamente nel mezzo del sorgere e del passare di tutto.
L’equanimità, sempre secondo la tradizione buddista, ha un nemico vicino e un nemico lontano.
Il nemico vicino è una qualità che le assomiglia ma non è salutare, mentre il nemico lontano è la qualità opposta. Il nemico lontano dell’equanimità è l’avidità o l’attaccamento. Dall’altra parte, il nemico vicino è l’indifferenza e l’apatia. L’equanimità implica un livello di attenzione e presenza, a differenza dell’apatia.
Equanimità è offrire continuamente una casa alla verità del momento presente.
Rebecca Bradshaw
L’equanimità come una qualità del cuore e della mente
L’equanimità può essere intesa in due modi diversi, come una qualità del cuore e della mente.
Una mente/cuore equanime può connettersi al mondo e a tutti i suoi cambiamenti con equilibrio, portamento, grazia e flessibilità.
Con l’equanimità, impari a fidarti profondamente delle tue capacità di scorrere nel fiume del cambiamento, a rilassarti in esso.
L’equanimità come pratica del cuore
Supponiamo che hai coltivato la compassione, ovvero la capacità di stare con la sofferenza con una presenza tenera e amorevole. Vedi qualcuno nella tua vita che sta soffrendo. Senza questa dote, puoi essere risucchiato, permettendo al dolore di controllare il tuo stato emotivo. Potresti non essere più in uno stato di compassione, ma piuttosto in uno stato di co-dipendenza, “cercando di aggiustare”. Con l’equanimità, puoi vedere che non sei responsabile della felicità di questa persona. Puoi prendertene cura pienamente, senza essere così profondamente coinvolti.
Lo stesso vale per mudita (gioia) o metta (amorevolezza). L’equanimità funge da contenitore, permettendoti di aprire il cuore rimanendo equilibrato e a tuo agio. Ti aiuta a riconoscere che sei responsabile solo delle tue risposte.
L’equanimità e la mente
In modo simile, puoi intendere l’equanimità come una qualità della mente. Cioè, non riguarda solo le nostre relazioni con le altre persone.
A livello interiore, l’equanimità ti permette di vedere con maggiore chiarezza il sorgere e il passare delle esperienze della mente. Quando la mente viene costantemente sbilanciata da pensieri ed emozioni, ti stanchi e non sei in grado di vedere veramente ciò che sta accadendo. Puoi fare spazio a ciò che sta nascendo e permettergli di essere presente. Che si tratti della mente o del cuore, è importante riconoscere che l’equanimità non è né compiacenza né apatia. Non dobbiamo permettere che qualcun altro faccia del male e non dobbiamo permettere alla nostra mente di arrabbiarsi. Si tratta invece una chiamata a rimanere forti nella nostra pratica, senza permettere che le esperienze ci allontanino dalla consapevolezza, dalla gentilezza e dalla compassione.
Com’è la persona equanime?
L’equanimità è armonia, è offrire una risposta proporzionata agli stimoli che cercano di mantenere l’equilibrio psicologico. La persona equanime sa che tutto è mutevole ed è per questo che non si afferra alle cose, ma non le rifiuta nemmeno, semplicemente le accetta. Naturalmente, ciò non significa che non provi emozioni e sentimenti, al contrario. La persona equanime è compassionevole e sensibile, ma è anche equilibrata, quindi può analizzare problemi e conflitti da una prospettiva più obiettiva. Queste qualità gli consentono di ridurre l’intensità delle reazioni emotive agli eventi negativi.
Come sviluppare equanimità?
Sviluppare equanimità non significa sopprimere le emozioni o rinunciare all’impronta affettiva delle esperienze di vita. L’equanimità non implica che l’attività emotiva cessi completamente, ma solo che sia attenuata, andando verso uno stato di serenità e pace interiore.
Ti aiuterà a mantenere una stabilità emotiva che ti permetterà di affrontare problemi, conflitti e ostacoli in modo più deciso, riducendo al contempo il loro impatto negativo.
Un buon inizio per sviluppare l’equanimità è tenere sotto controllo il pensiero catastrofico. Devi capire che la maggior parte dei problemi che affronti nella vita possono essere difficili o complicati, ma non terribili. Sono problemi, non catastrofi.
E’ facile dimenticare e si finisce per creare una tempesta in un bicchier d’acqua. Tendi a nutrire una visione catastrofica senza rendertene conto, usando un dialogo interno caratterizzato da un linguaggio che non ti aiuta precisamente a rimanere calmo.
Pertanto, per mantenere l’equanimità è importante esaminare attentamente il tuo vocabolario. Usare parole come “disastro”, “orribile”, “spaventoso” e “catastrofe” non farà che aggravare le conseguenze negative della situazione che stai vivendo e probabilmente sono del tutto sproporzionate. Quel semplice cambiamento ti aiuterà ad allontanarti un po’ dai problemi e vederli nella loro giusta prospettiva.
Accettare pienamente l’idea che tutto cambia è un altro pilastro fondamentale dell’equanimità. Quando assumi che il mondo che ti circonda è in continua trasformazione, ti renderai conto che è più facile seguire la “corrente universale” che nuotare contro di essa.
