L’inconscio vive nel presente

L’inconscio vive nel presente

Suona molto bene, vero? Ma partiamo dall’inizio, ovvero definendo l’inconscio.

“Il termine inconscio indica genericamente tutte le attività mentali che non sono presenti alla coscienza di un individuo. In senso più specifico, rappresenta quella dimensione psichica contenente pensieri, emozioni, istinti, rappresentazioni, modelli comportamentali, spesso alla base dell’agire umano, ma di cui il soggetto non è consapevole.” (Wikipedia)

Da questa definizione capiamo una cosa fondamentale: non siamo consapevoli delle nostre attività mentali inconsce. Se così fosse sarebbero consce, ovvero sarebbero la parte di noi di cui siamo consci.

L’inconscio è quindi quella parte che non raggiunge il livello della coscienza, sconosciuta a noi stessi, fuori dal nostro controllo e che si manifesta attraverso i sogni, i lapsus e talvolta stati di ansia o nevrosi che necessitano di attenzione e cura.

Nell’inconscio troviamo i ricordi più remoti della nostra infanzia, emozioni e passioni nascoste, desideri non confessati neppure a noi stessi.

Ma allora perché affermare che l’inconscio vive nel presente?

Esiste un inconscio passato che ha un contenuto orientato soltanto al passato, a tutto ciò che è primitivo e i cui desideri sono diretti al soddisfacimento nell’ottica esclusiva del passato.

Si situa fuori del campo esperienziale ed è immodificabile per via diretta, ma può essere modificato invece in via indiretta, attraverso l’adattamento della psiche dell’inconscio passato nell’inconscio presente.

L’inconscio presente ha un contenuto orientato appunto al presente. Le fantasie sono sotto l’influenza delle richieste del presente, non più solo nella dimensione esclusiva del passato.  

Mindfulness e inconscio

La mindfulness è una pratica di consapevolezza che introduce una dimensione completamente diversa da quella implicita nel modello dell’inconscio. Dal punto di vista della mindfulness la consapevolezza non dipende dalla scoperta di contenuti sospinti in una entità che li contiene, l’inconscio che vive nel presente, ma da un esercizio di attenzione aperta, curiosa e non giudicante alla propria esperienza.

La consapevolezza, inoltre, non è una cognizione intellettuale né concettuale, ma corporea e percettiva dei propri pensieri, delle proprie emozioni e del proprio vissuto.

È importante considerare che la mindfulness non nega i processi inconsci, al contrario, li considera sempre e ovunque presenti e parte della vita di tutti noi, senza per questo voler indagare l’intervento dell’inconscio come entità che ne contiene i segreti.

L’arte di vivere nel qui e ora

Essere presenti a noi stessi dovrebbe essere una cosa ovvia mentre in realtà è un’eccezione. La vera presenza non è certo trovarsi fisicamente in un posto, ma entrare in connessione con la propria interiorità. Spesso sono pensieri ed emozioni che ci allontanano dal momento presente, impedendoci o rendendoci difficile vivere nel qui ed ora.

Non siamo i nostri pensieri

Quello che gli altri o anche noi stessi pensiamo di noi non ci definisce: sono concetti che non arriveranno mai ad abbracciare la nostra intera essenza. Il flusso interminabile di pensieri che costituisce il nostro dialogo interiore produce un rumore che spesso ci allontana dal momento presente e ci impedisce di vivere nella nostra piena presenza.

Non siamo le nostre emozioni

Anche le emozioni, come i pensieri, sono passeggere e non rappresentano completamente la nostra parte più vera e profonda. Le emozioni sono fenomeni passeggeri come i temporali: passano sempre permettendo al sereno di tornare, che in realtà è sempre stato lì, nascosto dietro le nuvole.

Sia i pensieri che le emozioni diventano più forti di noi e prendono il sopravvento nella nostra mente nel momento in cui ci identifichiamo con essi. La nostra presenza è e rimane al di sopra dei pensieri e delle emozioni, solo che talvolta fatichiamo a elevarci tanto da osservare il temporale dall’alto e renderci conto che in fondo nulla è cambiato. Questo non toglie che vadano vissute e accettate, come qualcosa che fa parte di noi, ma che non ci definisce.

Non siamo il nostro inconscio

Da quando Freud ha introdotto il concetto di inconscio e ha cominciato a interpretarlo, si è cercato di individuare i modi in cui percepiamo la nostra vita mentale ed emotiva.

Escludendo patologie o disturbi gravi, secondo la mindfulness i nostri fenomeni mentali non sono altro che condizioni temporanee che vanno e vengono e sono quindi relative, concetti ed etichette che non sono presenza e che sicuramente non sono noi. Ci tengono lontani dal momento presente, non consentendoci di entrare consapevolmente in connessione con noi stessi, e facendoci quindi vagare tra preoccupazioni del passato e ansie sul futuro.

Solo nel qui ed ora troveremo il presente e la certezza che la nostra presenza siamo noi e noi siamo la nostra presenza.


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *