Compassione: forza interiore per superare le difficoltà

Compassione

Il termine “compassione” deriva dalla parola latina compati che significa “soffrire con”.
Probabilmente la definizione più conosciuta è quella del Dalai Lama, che definisce la compassione come “una sensibilità verso la sofferenza di noi stessi e degli altri, unita ad un profondo impegno nel tentare di alleviarla”.

Il focus è lo sviluppo della capacità di provare emozioni positive connesse alla sensazione di calma e benessere, in modo da far sì che le persone sviluppino compassione per sé stessi, per gli altri e l’abilità di essere sensibili alla compassione altrui. Questa teoria non suggerisce di evitare o eliminare le emozioni dolorose ma di affrontare in modo diverso quello che fa soffrire.

Se io non sono per me, chi è per me? E se non ora, quando?
(Rabbi Hillel)

La compassione è la partecipazione alla sofferenza altrui, che si tratti di un leggero disagio (psicologico o fisico) o di un dolore straziante, accompagnata dal desiderio di aiutare per alleviarla.
È una risorsa psicologica, un punto di forza interiore da coltivare per noi stessi e per gli altri.

Offrire compassione abbassa i livelli di stress e rilassa il corpo. Ricevere compassione invece rende più forti, permettendo di riprendere fiato e ritrovare l’equilibrio e le energie necessarie per andare avanti.

Essere per sé stessi

Le persone danno il meglio di sé quando si sentono trattate con rispetto e affetto. Funziona anche quando tratti bene te stesso. Spesso sei il tuo peggior nemico: critico, pieno di dubbi e incertezze, più distruttivo che costruttivo. Se non sei buono con te stesso rischi di cadere in convinzioni come: “Non merito di essere amato”, “In fondo sono una brutta persona”, ecc.

Il principio fondante di tutte le morali insegna a trattare il prossimo con rispetto e compassione. Ebbene, il prossimo comprende anche te! 

La prima regola è una strada a doppio senso: dovresti concedere a te stesso ciò che accordi al prossimo. In altre parole, ricorda di coltivare la tua gentilezza amorevole.

La seconda regola insegna invece che più potere hai su qualcuno, più dovresti averne cura. E chi è la persona sulla quale eserciti la maggiore influenza? Sei tu, sia in questo istante sia in futuro. 

Se sai riconoscere i sintomi della fatica o dello stress negli altri, impegnati ad identificarli anche dentro di te. Se la sofferenza altrui ti commuove, prova compassione anche per la tua.

Avere compassione per le proprie difficoltà è un punto di partenza, non di arrivo

Una ricerca di Kristin Neff dimostra che la compassione verso sé stessi rende più resilienti e capaci di riprendersi meglio da una situazione difficile. Rende meno autocritici e rafforza l’autostima, favorendo l’ambizione e l’intraprendenza. Nella compassione per la sofferenza personale c’è un senso comune con gli altri. Il dolore, la malattia, la morte sono esperienze che riguardano tutti gli esseri umani.

Eppure per molti è difficile avere compassione di sé. In parte dipende dagli automatismi del sistema nervoso. Il cervello è progettato per modificarsi in funzione delle esperienze, specialmente quelle negative e soprattutto se avvenute durante l’infanzia. È normale interiorizzare l’atteggiamento che i genitori e le altre persone hanno avuto nei tuoi confronti. Se tendevano a punire o schernire le tue debolezze e ignorare i tuoi bisogni di bambino, tu ripeti la stessa dinamica con te stesso.

Come ogni altra risorsa psicologica anche la compassione può essere potenziata e si può fare solo sperimentandola più volte.
Mentre si fanno esperienze di compassione, una traccia fisica viene lasciata nel nostro sistema nervoso modificandone la struttura.
Ogni volta che ti capita di provare una sensazione piacevole impegnati a notarla. Puoi anche ricreare intenzionalmente la situazione necessaria per sperimentare la risorsa che vuoi potenziare. Assapora l’emozione il più a fondo possibile e prenditi del tempo per avvertirla. Tanto più ripeti l’esercizio, tanto più la risorsa psicologica si rafforzerà. 

Di seguito riporto alcuni consigli utili per allenare la tua compassione verso te stesso e gli altri.

L’auto-compassione 

Riporta alla memoria un episodio in cui ti sei sentito ben voluto. Va bene qualsiasi attenzione positiva: accoglienza, rispetto, affetto o amore. Rilassati e rivivi nel dettaglio quello che hai provato. Se un altro pensiero ti distrae non importa, torna a concentrarti sull’emozione. 

Pensa a qualcuno che ti suscita compassione, avverti il senso del suo dolore e delle sue preoccupazioni. Concentrati sulla sensazione di solidarietà e comprensione, mettiti una mano sul petto e formula mentalmente un augurio lasciando che la compassione ti riempia e scorra dentro di te.

Tutta la compassione che hai sperimentato nei confronti degli altri riversala ora nei confronti di te stesso. Identifica il motivo della tua stanchezza, dello stress o della sfiducia che stai provando. Formula anche verso te stesso un augurio tenendoti la mano sul petto. Immagina la compassione come una tiepida pioggerellina che scende su di te placando i punti dolenti del corpo e dell’anima.

Imparare ad accettare la realtà

Un altro modo per allenare la compassione è accettare la realtà in te stesso. La nostra interiorità è come una grande casa e rifiutarsi di accettare parti di te è come chiudere a chiave le porte. Senza comprensione non potrai capirti fino in fondo e non ti sarà possibile trovare soluzioni efficaci. Accettare ciò che hai dentro rafforza la tua capacità di esercitare il controllo su te stesso.

Innanzitutto prendi coscienza delle tue sensazioni. Non provare a modificarle, cerca semplicemente di accettarle. Consolida l’esperienza con qualche frase: ”Accetto questo dolore”, Accetto di sentirmi triste”, ecc. Accetta la resistenza stessa all’emozione che stai provando. Se stai attraversando un periodo difficile ricorda di essere dalla tua parte e attivare la compassione per te stesso. Sii consapevole dell’accettazione come esperienza in sé e lascia che il senso dell’accettazione ti pervada. L’accettazione suscita una sensazione di apertura nel profondo del proprio essere. Puoi rafforzarla abbracciandoti, cullandoti e lasciando che questa sensazione ti riempia.

Godersi la vita

Le esperienze piacevoli riducono gli ormoni dello stress, rafforzano il sistema immunitario e contribuiscono a placare il senso di preoccupazione o frustrazione. 

L’incremento del senso di piacere potenzia il rilascio di neurotrasmettitori come dopamina e norepinefrina. Questi neurotrasmettitori collaborano per classificare le esperienze come positive per consolidarle come risorse durature nel cervello.

Trarre piacere dalla vita è un modo efficace di prendersi cura di te. Prova a elencare semplici piaceri quotidiani. Non puntare in alto, ma concentrati piuttosto sulle opportunità concrete di goderti il presente. A prescindere da quanto ti accade intorno, è sempre possibile trovare uno spazio di gioia dentro di te: il ricordo di un’esperienza divertente, un sogno, il calore del tuo buon cuore. 

Questi piccoli modi di trarre piacere sono la conferma che i grandi risultati derivano sempre da un accumulo di elementi minuscoli.
Un proverbio tibetano recita:

“Se ti prendi cura dei minuti non dovrai preoccuparti degli anni”.

Non hai il potere di cambiare il passato ed eserciti un’influenza limitata sulle ore e sui giorni futuri. Ma il minuto subito dopo questo, e quello dopo e quello dopo ancora, è sempre ricchissimo di opportunità. 

Dentro di te è presente il modo per prenderti cura di te stesso, per avere cura delle tue sofferenze e per trarre piacere da ciò che ti circonda. 

Passo dopo passo, minuto dopo minuto, risorsa dopo risorsa, è sempre possibile potenziare la tua positività interiore per il tuo bene e per il prossimo.

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