Le 5 ferite: un primo passo per conoscerle

Le 5 ferite: un primo passo per conoscerle

Le ferite psicologiche rappresentano esperienze profonde che segnano lo sviluppo dell’individuo, lasciando tracce che si fondono con emozioni, relazioni e il modo in cui percepiamo noi stessi. Spesso vengono raccontate attraverso il linguaggio simbolico delle “maschere”, cioè quei meccanismi difensivi che la persona sviluppa per proteggersi dalla sofferenza. Se da un lato la divulgazione di Lise Bourbeau ha reso popolare il tema, la letteratura scientifica ci offre ulteriori prospettive per comprenderne l’origine e le conseguenze. 

Masking: tra maschere e adattamento alla realtà

Il concetto di maschera non è solo una metafora, ma trova riscontro in studi psicologici sul cosiddetto masking: un processo attraverso cui una persona nasconde parti autentiche di sé per adattarsi all’ambiente, soprattutto quando questo è percepito come ostile o giudicante. Secondo Petkova (2021) i bambini e le bambine cresciuti in contesti familiari segnati da autoritarismo, rifiuto o abusi, imparano presto ad “indossare”, un’identità alternativa, più accettabile, ma lontana dal proprio nucleo autentico.  In questo senso, la maschera non rappresenta solo un comportamento di facciata: è un rifugio psichico che si costruisce come risposta alla paura di esclusione, abbandono o umiliazione. Un meccanismo, che pur offrendo protezione nell’immediato, rischia nel tempo di frammentare l’identità, ridurre l’autostima e ostacolare la costruzione di relazioni autentiche. 

Il ruolo della famiglia

La famiglia è il primo ambiente in cui la bambina/il bambino impara a conoscersi e a rapportarsi al mondo. In questo contesto si gettano le basi dell’identità personale e si apprendono i modelli relazionali che verranno riproposti anche in età adulta. Un contesto familiare stabile, affettuoso e attento ai bisogni emotivi favorisce sicurezza, fiducia e capacità di integrarsi socialmente. Al contrario, conflitti, tensioni costanti o crisi di varia natura creano instabilità e alimentano paure, ansie e sentimenti di inadeguatezza. E’ in questo terreno che spesso affondano le radici delle ferite emotive, emergendo proprio quando la bambina/il bambino non si sente accolta/o, vista/o e riconosciuta/o. Per difendersi da queste esperienze, egli impara presto ad indossare delle maschere.

Le 5 ferite e le relative maschere

Quando si parla di ferite emotive, con le relative maschere abbinate, si fa riferimento a: 

  1. Rifiuto – fuga
  2. Abbandono – dipendenza
  3. Umiliazione – masochismo
  4. Tradimento – controllo 
  5. Ingiustizia – rigidità

Nota importante prima di proseguire nella lettura: leggerete molte informazioni, età di insorgenza, vissuti percepiti, eventi che potrebbero esser stati il primo passo per sviluppare una determinata ferita. Ricordate: spesso ciò che abbiamo vissuto è oggettivo, altre volte è soggettivo. Molti significati possono essere non per forza letterali, ma possono avere molte sfaccettature. Se posso darvi un suggerimento: quello che leggete cercate di prenderlo con “leggerezza”. I nostri genitori hanno fatto il meglio che hanno potuto, con gli strumenti che avevano a disposizione. Ora, da adulti, la responsabilità di prenderci cura di noi stessi è nostra. Qualora leggendo, si dovessero muovere in voi molte emozioni, pensieri, verso voi stessi o qualcun altro, non esitate a condividerli con me. E qualora dovessero essere eccessivamente forti, prendetevene cura, rivolgendovi ad un professionista. 

Rifiuto: 

  • Il periodo insorgenza è nella primissima infanzia, entro l’anno di vita. 
  • Il vissuto percepito è di non sentirsi desiderata/o, accolto/a.
  • La maschera che si sviluppa è quella della fuga, ovvero il desiderio di scomparire. 

Abbandono:

  • Il periodo insorgenza è tra il primo ed il terzo anno di vita. 
  • Il vissuto percepito è quello di non sentirsi sufficientemente nutrita/o a livello affettivo. 
  • La maschera collegata a questa ferita è la dipendenza, il bisogno costante di qualcun altro/a che sostenga la persona in ciò che fa. 

Umiliazione:

  • Il periodo insorgenza è tra i 2 e i 3 anni, un’età in cui il bambino/la bambina potrebbe percepire che i genitori si vergognano di lui/lei. 
  • Il vissuto percepito è quello di sentirsi sminuita/o in ciò che fa, svalutata/o oppure esposto/a ad esperienze di vergogna. 
  • La maschera collegata è legata al masochismo, cioè riguarda il provare soddisfazione (spesso in modo inconscio) nel causare la propria sofferenza, spinta dal vissuto tipico della ferita. 

Tradimento:

  • Il periodo insorgenza è tra i 2 e i 4 anni, quando le promesse potrebbero non essere mantenute o quando la fiducia riposta nei genitori viene tradita. 
  • Il vissuto percepito è quello di non poter fare affidamento sulle persone, sviluppando così la convinzione di dover fare tutto autonomamente per proteggersi dal rischio di tradimento. 
  • La maschera associata è il controllo, la tendenza a voler prevedere tutto ciò che accadrà, mantenendo una posizione forte che non si lascia mettere i piedi in testa. 

Ingiustizia: 

  • Il periodo insorgenza è tra i 3 e 5 anni, quando emerge con chiarezza la percezione di sé come entità autonoma con le proprie caratteristiche. 
  • Il vissuto percepito è di essere più apprezzata/o più per ciò che fa piuttosto che per ciò che è. Non chiede aiuto se non come ultima possibilità e desidera che tutto sia perfetto, arrivando talvolta a rallentare eccessivamente. 
  • La maschera che si sviluppa è quella della rigidità, che si traduce nell’essere molto esigente con se stessa/o in ogni ambito della vita. 

La dimensione biologica: epigenetica e corpo

La ricerca più recente apre ulteriori scenari sull’argomento, ipotizzando un possibile collegamento tra le cinque ferite e specifici cambiamenti genetici e neurobiologici. Con il termine neuroplasticità si intende la capacità della cellula neuronale di adattarsi alle condizioni imposte sia dall’ambiente esterno che dalle dinamiche interne del corpo.  Alcuni studi hanno evidenziato che l’impatto dei fattori negativi sul DNA può essere significativo e, in alcuni casi, favorire cambiamenti nel comportamento individuale, generando una maggiore difficoltà nella gestione delle emozioni.

Un primo passo per conoscerle

Se hai letto anche un solo articolo sul nostro blog e sei arrivato fin qui capirai all’istante come la Mindfulness può essere una nostra grandissima risorsa.  Ovviamente non bisogna considerarla come una “bacchetta magica” per cancellare le ferite bensì uno strumento utile e a portata di mano per:

  • riconoscerle, senza identificarsi con loro;
  • accogliere le sfide ad esse collegate;
  • imparare ciò che una ferita può insegnarci;
  • compassione verso di sè (e gli altri);
  • lasciare andare ciò che è stato;
  • aprirsi al futuro.

Un esercizio pratico: La mappa delle mie ferite

Il materiale che ti suggerisco di avere a portata di mano è: fogli A4, penne, pennarelli, matite colorate, sticker.

Il foglio puoi usarlo in verticale oppure in orizzontale. 

Scegli un luogo tranquillo e un momento in cui sai di poterti dedicare il tempo di questa pratica, senza fretta e interruzioni. 

Prima di iniziare, chiudi gli occhi, osserva il tuo respiro senza modificarlo e poi quando senti che è il momento fai 3 respiri profondi. 

Riapri gli occhi ed inizia:

Al centro del foglio scrivi “Io e le mie ferite”

Immagina che il foglio rappresenti la tua mappa interiore

Disegna 5 cerchi, uno per ogni ferita: Rifiuto, Abbandono, Umiliazione, Tradimento e Ingiustizia

Lo scopo non è un disegno perfetto bensì creare una mappa che rappresenti ciò che hai dentro

Ogni cerchio quindi potrebbe avere dimensioni diverse, potrebbero intersecarsi come essere gli uni distanti dagli altri oppure tutti vicini. Non c’è una risposta giusta, valida per tutti. C’è la tua realtà, unica.

Dai ad ogni ferita un colore diverso

All’interno di ogni cerchio scrivi brevi frasi o parole che ti vengono in mente: emozioni, ricordi, eventi, persone, qualunque cosa 

Osserva la mappa che ne è risultata

Cosa noti?

Aggiungi una frase di autocompassione alla mappa, ad esempio “Accolgo ciò che sento”, “Accolgo ciò che è stato”, “Mi prendo cura di me”, “Mi abbraccio, va tutto bene”. 

Qui sotto puoi trovare un esempio che ho creato al computer ma ti suggerisco di farlo a mano.

Conclusione

La prima cosa che mi preme sottolineare è che ho strutturato questo articolo come un primo passo per conoscerle, proprio come dice il titolo. Ne seguiranno altri con maggiori dettagli per ciascuna ferita. Come riconoscere le ferite nel corpo, quali parole/frasi vengono usate più di frequente, che sfida sottende la ferita e molto altro. 

Sarei veramente grata e felice se tu volessi condividere con me la foto della tua mappa, puoi farlo scrivendomi a antonella@mindfulnesspratica.it 

Antonella

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